Brotto presidente di Cna Fvg

Basta provincialismi, si lavorerà in un’ottica regionale

Da trent’anni nell’associazione, era presidente di zona di Udine. Eletto in un clima sereno.

 Aria di rinnovamento, voglia di fare squadra, spinta all’unione territoriale, impegno per uscire, tutti assieme, dal lungo momento di impasse economico.
Sono gli ingredienti del nuovo mandato affidato a Paolo Brotto, neopresidente regionale della Cna Fvg; eletto in un clima sereno e costruttivo come da anni
non si respirava in Cna, il già presidente di zonana a Udine - 62 anni, titolare di una carrozzeria in viale Palmanova a Udine, in Cna da quasi 30 anni - reggerà per i prossimi quattro anni il mandato che era stato di Denis Puntin, il quale in primavera aveva lasciato per tentare la carta politica alle regionali.
Il testimone era passato provvisoriamente al presidente provinciale di Udine, Nello Coppeto, che nella fase di transizione ha sorretto l’incarico in qualità di presidente vicario.

Attorno a sé Brotto ha radunato istanze, speranze e auspici di soci e artigiani;
l’assemblea, che si è tenuta il 31 ottobre a Palmanova nell’ex Polveriera, presenti tutti i presidenti provinciali, di zona e di categoria, ha visto in lui una figura un po’ fuori dagli schemi della logica di appartenenze alla province, al di sopra di esse anche perché la sua attività locale lo ha tenuto fuori dagli equilibri regionali.

La parola d’ordine per gli intervenuti è stata quella di restare uniti e fare rete per pesare di più ai tavoli, con l’obiettivo di far crescere una Cna diventata più combattiva: un ritorno al sindacalismo di cui oggi si fanno portavoce i pensionati, che rappresentano un’enorme fetta dell’associazione (il numero dei soci in pensione supera quelli attivi). Tutti si sono dichiarati disponibili a lavorare, nel proprio settore e territorio di competenza, per dare il massimo contributo al neoeletto.

«Con la riunificazione delle province, e in clima di forte rinnovamento rispetto agli ultimi otto anni, si sta aprendo una fase nuova della Cna», ha detto Brotto. «La
mia candidatura è stata accolta e condivisa senza un programma, perché intendo predisporlo in sinergia con la presidenza.
C’è voglia di andare avanti assieme, mettendo da parte i provincialismi e lavorando in un’ottica regionale.
Coinvolgeremo le unioni, ora istituite tutte come regionali, nell’attività sindacale. Ci attende insomma una entusiasmante sfida».
Coppeto nel suo intervento di saluto ha ricordato Diego Desco, dirigente regionale degli impiantisti, scomparso lo scorso ottobre, e ringraziato Puntin, che nel suo mandato ha mirato all’unione delle province. Il presidente vicario uscente ha tracciato le linee su cui lavorare nei prossimi anni, partendo dal progetto di una nuova, grande Cna regionale: «Penseremo come un sistema unico, lavoreremo di concerto con la Confartigianato, spingeremo la strada di Rete Imprese Italia, continueremo la collaborazione con le Cna del le altre regioni, in primis quella del vicino Veneto, saremo ancora più vicini al nostro territorio».
«Le specificità locali», ha aggiunto il segretario regionale Cna Fvg Roberto Fabris, coordinatore dell’assemblea, «non contrastano con l’aggregazione; in un modello  regionalizzato essedevono rimanere, ma vanno eliminate le sovrastrutture organizzative e anche giuridiche». Il clima nuovo che si respira nell’organizzazione è il  segno, secondo Fabris, che si vuol cambiare marcia nei rapporti interni, tra gli organi e le province. «Siamo di fronte a un periodo storico molto difficile per il
sistema economico; perciò, sulle linee tracciate dal nazionale, la Cna si appresta a rivedere i suoi assetti organizzativi territoriali; l’unità politica deve presupporre infatti anche una omogeneizzazione e una razionalizzazione delle strutture operative dell’associazione.
Bisogna insomma tendere a una struttura unica di erogazione dei servizi e di gestione della rappresentanza delle nostre unioni».
Il segretario regionale ribadisce che l’accentramento non va in contrapposizione con le peculiarità locali, che rimarranno e verranno gestite dai gruppi dirigenti di
zona e dalle strutture organizzative di quell’area. «Inoltre», conclude, «deve crescere la qualità del rapporto con la Confartigianato, perché solo assieme le organizzazioni dell’artigianato potranno pesare di più ai tavoli di confronto».
Gianni Tassan, riconfermato presidente provinciale della Cna di Trieste, pensa a un rilancio dell’associazione a livello regionale. «Trieste era stata un po’ tagliata fuori, poi le teste son cambiate e si è spazzato via il pregresso. Di idee ce ne sono, e tutte partono dal presupposto di collaborazione tra province». «Tassan è persona degna e capace», commenta il presidente Cna Gorizia Maurizio Meletti, «fa ben sperare per l’unione delle province, necessaria se vogliamo contare ai tavoli di potere. A livello regionale si respira davvero una atmosfera nuova, ma è giusto ricordare che si stanno raccogliendo i frutti del lavoro di Puntin».
Anche Alvaro Battiston, presidente Cna Gorizia, concentra l’impegno sul nodo «unificazione»: «Le associazioni provinciali devono stringere sul processo di integrazione, che non riguarda solo l’organizzazione territoriale ma anche lo stesso mondo associativo, tant’è che Confindustria Fvg stava andando in questa direzione e anche in Veneto si discute di questo. È fondamentale, sempre nel rispetto delle specificità e degli equilibri associativi provinciali, procedere speditamente verso l’integrazio ne per darci maggior forza rispetto gli interlocutori politici. Bisogna migliorare le politiche sindacali egionalizzando la questione perché abbiamo categorie, come gli impiantisti, che hanno spesso necessità di aggiornamenti tecnici e corsi di formazione (catena del freddo, patentino ecc.), e si deve quindi rendere più omogenea ed efficiente l’attività di categoria.
Per quanto riguarda Pordenone e la sua economia, stiamo vivendo in un momento drammatico. Oltre al centinaio di posti a rischio alla Ideal Standard, ora il pericolo è che la Eletroclux lasci il deserto.
Il rischio che portino tutto all’estero, con la conseguente perdita di 5-6 mila posti di lavoro, è serio e grave». (Art. di Rosalba Tello)

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