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CNA FVG - Il presidente nazionale della CNA Daniele VACCARINO in visita alla CNA del Fvg

Negli uffici di Udine, in via Verona, Vaccarino ha incontrato i vertici regionali della CNA Fvg, tutte le categorie e i dipendenti. La metamorfosi della CNA dopo la crisi, i settori da rilanciare, il patrimonio da valorizzare, i doveri delle istituzioni, lo scenario futuro delle PMI. La metamorfosi della CNA dopo la crisi, i settori da rilanciare, il patrimonio da valorizzare, i doveri delle istituzioni, lo scenario futuro delle PMI. Di questo e molto altro ha parlato il presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino, in occasione della visita alla CNA del Fvg. Negli uffici di Udine, in via Verona, Vaccarino ha incontrato i vertici regionali della CNA Fvg (dal presidente Paolo Brotto al segretario Roberto Fabris), tutte le categorie e i dipendenti. Un confronto e uno scambio di idee che ha toccato sia temi interni all'associazione che la visione del futuro dell'economia nazionale.

 

LA METAMORFOSI DELLA CNA ALLA LUCE DELLA CRISI

"Così come tutti i sistemi associativi anche la CNA, coinvolta dalla trasformazione che le nostre aziende devono vivere per stare al passo coi tempi, non è esente da una profonda modifica, già in corso da tempo perché dettata dalla drammaticità e dalla lunghezza della crisi. Di sicuro si sa che il tipo di organizzazione che esisteva prima del 2008 non potrà più reggere. Con orgoglio possiamo dire di aver colto prima di altri il segnale della crisi e la necessità del cambiamento; non partiamo quindi da zero ma da riflessioni che stiamo mettendo in campo con strategie che vanno in due direzioni: da una parte va accertato, all'interno dell'organizzazione, se le strutture sono ancora idonee alla luce della trasformazione in atto, e se fungono da ulteriore accelerazione di un processo che vede il governo considerare il sistema associativo poco utile, e se il nostro modo di lavorare, ciò che noi offriamo alla imprese, è confacente. Oggi è già iniziata la concretizzazione di queste riflessioni. Dall'altra ci stiamo muovendo in processi di aggregazione: una CNA fortemente frazionata sul territorio era utile un tempo per la vicinanza fisica alle aziende, oggi non più rispetto all'economia di scala. Un processo lungo e difficoltoso, perché le nostre imprese chiedono di risolvere la crisi, vogliono sicurezza, lavoro, riscuotere i crediti, ma la nostra mission non è procacciare affari. Però, e qui sta il salto di qualità della CNA, stiamo mettendo in campo maggiori conoscenze e competenze per fornire consulenza agli associati, affinché possano affrontare i nuovi mercati; quello locale, è risaputo, è finito per tutti, anche se l'artigianato è per antonomasia territoriale. La nuova pelle della CNA può far cadere nella trappola di apparire "dall'altra parte" dell'impresa, perché "obblighiamo", ad esempio, a corsi che per legge vanno seguiti, ma ci stiamo attrezzando per rendere sempre più forte il rapporto fiduciario tra noi e le imprese. E' un sentiero stretto: noi sosteniamo la legalità, non favoriamo le scorciatoie".

 

COSA POSSONO FARE LE ISTITUZIONI PER LE PMI

"Una risposta in tempi rapidi e con costi bassi lo Stato la potrebbe dare subito sulla burocrazia. Quando entra in vigore una nuova norma siamo tutti "terrorizzati" perché c'è una cosa in più da seguire, non certo una semplificazione che agevola il nostro lavoro. Bisogna cambiare il rapporto tra cittadino e istituzione inserendo la semplice pratica di snellimento dell'autocertificazione. Lo Stato deve diventare controllore, l'ente che verifica, ma forse ha bisogno, per mantenere il lavoro pubblico, di tante pratiche "sulla scrivania" per giustificare le risorse umane occupate. Poi c'è il discorso fiscalità, che fa il paio con il costo del lavoro; la proposta che fu della CNA e che sta prendendo piede presso il Ministero è quello di utilizzare anche per le piccole imprese la differenziazione tra imposte personali e aziendali (non di capitale). Chiediamo poi alle istituzioni di intervenire in merito ai mancati crediti. Il sistema Confidi ha dato una grossa mano alle aziende in sofferenza con i finanziamenti agevolati, ma non ha più capitale sufficiente a garantire prestiti. Per fortuna in Italia il risparmio personale è ancora alto ...però gli 80 euro bisognerebbe darli anche ai pensionati e ai lavoratori autonomi!"

 

I SETTORI IN DIFFICOLTA'

"La crisi ha colpito in modo orizzontale tutti, ma per alcune categorie è di più difficile risoluzione. Penso all'edilizia, settore da rilanciare investendo sulla riqualifica e sulle ristrutturazioni delle costruzioni degli anni 50-60, puntando ai criteri di efficientamento energetico delle scuole, ad esempio, e in generale del patrimonio pubblico risalente al dopoguerra. E penso al trasporto, che sta affrontando il drammatico fenomeno dei vettori esteri che il Friuli Venezia Giulia, terra di confine, sta vivendo vive in prima persona. Qui urgono regole internazionali".

 

FIDUCIA NEL FUTURO

"In Italia possiamo ripartire proprio dal nostro sapere fare, dall'arte e dalla bellezza di un territorio unico al mondo. Abbiamo risorse intrinseche, originali. Il made in Italy è ancora molto apprezzato, purtroppo non siamo riusciti a capitalizzare questa ricchezza valorizzando il turismo e il saper fare delle nostre PMI, alle prese con problemi dimensionali e cambi di mentalità; vanno quindi attrezzate per essere più concorrenziali. Come CNA ci impegniamo a far mantenere sempre alta l'attenzione sulle nostre imprese. Sappiamo tutti che la crisi non finirà e che stiamo vivendo una trasformazione: ci troveremo traghettati in un nuovo modo di vivere e lavorare che non sarà più "crisi", ma neanche il mondo ante2008. Una nuova stabilità, di un livello però più basso, con cui dovremo convivere. Ma sta affacciandosi una nuova generazione, che non ha il problema della lingua; una parta scappa all'estero, è vero, ma chi fa il cameriere in Australia potrebbe farlo anche qui. Il salto culturale da far fare loro è quello di comprendere che i mestieri dell'artigianato non sono da abbandonare. Le nostre imprese sono gioiellini, altro che botteghe sporche. È ora che si cambi questa vecchia visione: un buon meccanico sarà sempre utile, e c'è un ritorno all'agricoltura che promette bene. Il mito del posto sicuro, d'altronde, è finito da un pezzo".

 

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