La marcia degli 80mila su Roma

Hanno marciato su Roma, arrabbiati, amareggiati, delusi, scoraggiati: 80mila imprenditori e artigiani di tutta Italia (circa 500 dal Friuli Venezia Giulia) hanno partecipato il 18 febbraio scorso alla manifestazione nazionale promossa da Rete imprese Italia, organizzazione a cui aderiscono CNA, Confartigianato, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti, ovvero le associazioni di categoria maggiormente rappresentative dell’artigianato, del commercio e del terziario, parte considerevole di quella micro e piccola impresa che rappresenta il 98% del tessuto produttivo dell’Italia. La protesta del mondo imprenditoriale chiede un immediato cambio di rotta e risposte concrete sull’incidenza della tassazione, che ha raggiunto il 66%, ben il 20% in più della media europea, con una burocrazia che alle PMI costa 30 miliardi di euro l’anno.

 

"Una partecipazione imponente - commenta il presidente regionale CNA Fvg Paolo Brotto, che nella capitale ci è andato con una delegazione di imprenditrici ed imprenditori e coi presidenti provinciali CNA e il segretario regionale Fabris -, tutti condividevamo le stesse motivizioni. Unica nota di rammarico, la mancanza di esponenti politici. La manifestazione è stata un segnale chiaro che deve spingere ora il governo a prendere iniziative appropriate a favore dell'economia".

In piazza del Popolo la marcia dei 500 artigiani, esercenti e commercianti friulani “tartassati” si è unita ad altre migliaia di colleghi di tutta Italia; i manifestanti si sono fatti sentire con slogan, invettive, striscioni, volantini, tutti contro i legacci della burocrazia, la pesantezza del fisco, le note difficoltà sul credito, i mille balzelli che ostacolano chi vuole lavorare correttamente. Se dopo la mobilitazione romana non seguiranno gli esiti attesi, Rete Imprese Italia promette pressione su chi ci governa affinché si intervenga una volta per tutte con misure che diano fiato all’economia.

Quella di Roma, secondo gli organizzatori, è stata la più grande manifestazione di sempre nella storia delle piccole imprese. "Ora la politica e le istituzioni non possono più voltare la testa dall'altra parte. Questo è un evento storico di cui la politica dovrà tener conto. Da oggi dovrà rispettare il nostro mondo. Sentire le nostre ragioni. Oggi gli invisibili sono diventati visibili perché le ragioni dell’impresa diventino le ragioni dell’Italia”. Così ha esordito il presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino, di fronte agli 80mila piccoli imprenditori, in una Piazza del Popolo gremita fino al Pincio, a Piazzale Flaminio, a Via del Corso, come da anni non accadeva più.

Vaccarino ha esortato e spronato artigiani e commercianti a non chiudersi in se stessi, in un afflato ideale con i colleghi di Casartigiani, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, tutti senza cravatta, fianco a fianco l’uno con l’altro sul palco durante l’intera serie di interventi, aperta dal presidente portavoce di turno di Rete Imprese Italia, Marco Venturi. “Oggi si celebra la giornata dell’orgoglio di noi artigiani, commercianti, imprenditori tutti - ha detto Vaccarino -, l’orgoglio delle nostre associazioni e di Rete Imprese Italia, di chi è sempre dimenticato, di chi è considerato un problema. Ma può costituire un problema il 98% delle imprese italiane? Non è, forse, la soluzione al problema? Noi non abbiamo perso la speranza – ha continuato il presidente della CNA –, abbiamo perso la pazienza. La politica ci ha delusi. Non siamo sereni, siamo incavolati!”.

Tra le priorità, come si è più volte ribadito, la riduzione della pressione fiscale a partire dall’Irap, "un'imposta ingiusta che colpisce il lavoro e chi produce. I capannoni non vengano equiparati alle case di lusso: nei capannoni si produce lavoro”. E ancora, “per combattere la burocrazia: noi siamo un Paese in cui ogni 3 giorni hai un adempimento da rispettare, dove per assumere un apprendista sono necessari 12 adempimenti, dove il digitale non riesce a sostituire il cartaceo, dove per tracciare i rifiuti ci si è inventato quel mostro che è il Sistri. Ma non siamo stati certo noi ad aver creato la Terra dei Fuochi. Non sono state certo le imprese che ci sostengono, voi che siete qui, ad aver creato la Terra dei Fuochi!”

Quindi Vaccarino è passato alla questione fiscale: “Come mai quando sei debitore vieni perseguitato da sanzioni, ganasce fiscali e blocco del Durc, e invece quando sei creditore non hai nessun diritto? Le banche tornino a fare il loro mestiere di dare credito alle imprese e alle famiglie. Non meritiamo tutto quanto ci viene fatto. La politica deve rilanciare i consumi e gli investimenti. Allentare il patto di stabilità per realizzare i lavori immediatamente cantierabili, utili a riqualificare il nostro martoriato territorio e i nostri centri urbani. Deve far ripartire gli investimenti privati, consentendo alle imprese la massima flessibilità nell’ammortamento dei beni”.

Vaccarino ha sottolineato che il governo dovrà totalmente cambiare impostazione e proporre un progetto di crescita del Paese costruito sui punti di forza dell’Italia. "E noi siamo uno di questi punti, con la capacità di rischiare, di intraprendere, con il nostro saper fare e la nostra creatività. Pretendiamo di essere considerati per il nostro lavoro, le nostre competenze, quanto abbiamo dato e possiamo dare. L’Italia deve ripartire con noi. Noi ci siamo. Riprendiamoci il futuro. Insieme”.

 

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